A volte leggere

A volte leggere (e scrivere) è anche questo: un atto di ribellione, un gesto silenzioso di resistenza a tutte le contingenze e limitatezze del nostro esistere.

Sappiamo che non sarà tutto rose e fiori, sappiamo che ci sarà da tribolare ma esiste qualcosa, lì sul comodino, che ci riappacifica e tranquillizza, una piccola-grande bellezza quanto mai necessaria, ma anche una bellezza un po’ fragile e indigente, che hai come l’impressione che ti incenerisca fra le dita, non puoi leggerne troppa perché sparisce.

Ne Le vite degli altri, gran bel film tedesco del 2006, il capitano della Stasi Wiesler viene incaricato di spiare lo scrittore Georg Dreyman: il regime lo vorrebbe feroce e inflessibile castigatore di qualsiasi presunto cospiratore. Ma l’amore di Dreyman per la letteratura e la musica in qualche modo lo cura e gli fa cambiare idea.

Resistere oggi, in assenza di oppressioni fisiche, per me vuol dire tenere ben nascosto ma vivo, dentro ognuno di noi, un germe di ribellione contro qualsiasi omologazione e appiattimento del nostro pensiero, contro l’inaridimento dei nostri sentimenti, e fare poesia (o poesia in prosa) è uno dei modi migliori che conosco per resistere.

di Francesco Mencacci

2016-12-15T21:22:30+00:00dicembre 18th, 2016|1 Commento

Un commento

  1. Donatella 22 febbraio 2017 al 13:18 - Rispondi

    Sono d’accordo Francesco, leggere e ancora di più scrivere, ma le due attività sono strettamente connesse, ci mette al riparo da qualsiasi forma di dittatura strisciante tendente ad omologare e appiattire le idee, a contrastare l’autonomia di pensiero che oggi è sempre più rara, gli esseri umani spesso si schierano dalla parte del più forte, indipendentemente da ciò che il più forte afferma e decide. Forse per mancanza di coraggio, forse per pigrizia, ma spesso per mancanza di idee, per l’incapacità di osservare le cose da altre angolazioni e questa capacità, questo spirito critico che dovrebbe essere insegnato a scuola, lo possiamo apprendere almeno in parte leggendo buoni libri. Mao soleva ripetere infatti che leggere troppi libri è dannoso. In passato qualunque dittatura di destra e di sinistra ha sempre osteggiato lettori e scrittori, fino a qualche anno fa chi in Turchia possedeva un libro di Pamuk (premio Nobel) veniva perseguitato e arrestato. Elisabeth Hamilton brillante e colta signora inglese affermava una grandissima verità: “E’ solo amando la lettura che ci si può contrapporre al male che deriva dall’accompagnarsi a menti ristrette”. Certo dopo una giornata in banca, ma anche in luoghi apparentemente frequentati da intellettuali, cosa c’è di meglio che leggere un buon libro? Sia esso un giallo-noir che un romanzo storico o un romanzo epistolare come “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yorcenaur. L’unico rischio è che a fine lettura ci accorgiamo che ci siamo innamorati. Di chi? Ma dell’imperatore Adriano!!!!!! Di chi altro!

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