Di cosa parliamo quando parliamo di Raymond Carver con Riccardo Duranti

Da allora in poi, crescendo, il figlio di libri ne aveva letti tantissimi, anche in inglese, anche in spagnolo. Li aveva prima studiati, poi insegnati e addirittura scritti. A un certo punto si era messo perfino a tradurli per gli altri, per coloro che non riuscivano “a bere alla fonte”, come diceva Leonardo da Vinci, ed erano quindi costretti “a bere alla brocca”, che lui però si sforzava di confezionare nel modo più attento e accurato possibile, affinché quell’acqua placasse al meglio la stessa sete di conoscenza che aveva spinto lui e i suoi genitori, prima di lui, ad affrontare i misteri racchiusi nelle parole del mondo.

Da L’Orsacchiotto Carver e Altri Segreti, Riccardo Duranti

Riccardo Duranti ha dedicato la sua prima raccolta di racconti “a chi legge, altrettanto essenziale di chi scrive”. Il libro raccoglie quattro racconti di lunghezza molto diversa, l’ultimo dei quali riassume la notte in cui il traduttore conobbe Raymond Carver.

Questo è un giorno speciale per la Scuola Carver. Il nome della scuola è di per sé un invito a leggere, conoscere e approfondire una delle più importanti voci della letteratura americana e della short story. Parlare di letteratura con Riccardo Duranti, traduttore di autori come Philip K. Dick, Cormac McCarthy e Nathaniel Hawthorne, tracciare il percorso della vita di Carver e ascoltare aneddoti sulla sua personalità, è quindi un momento emozionante in cui ricordarci che la letteratura non è solitudine né competizione, ma condivisione, ammirazione dei grandi, umiltà e studio.

Oggi, 25 Maggio, presso la Villa del Presidente, si svolge una giornata di studi di letteratura americana che vede come protagonista non soltanto il grande scrittore che dà il nome alla Scuola, ma anche Riccardo Duranti, uno dei traduttori dell’opera omnia di Raymond Carver. Durante la conferenza, i relatori Francesco Mencacci (direttore didattico della Scuola Carver), Valerio Nardoni (docente del corso con focus sul racconto) e Veronica Galletta (docente del corso Focus Romanzo) interverranno per approfondire diversi aspetti della vita di Carver e, soprattutto, interpellare il suo traduttore.

Riccardo Duranti conobbe Carver nel 1985. Si avvicinò alla traduzione dei suoi racconti poco prima che lo scrittore americano morisse, quando venne in Italia nel 1987, ma soprattutto quando la cara amica Tess Gallagher si trovò a dover elaborare il lutto del marito Raymond. Ella pose una clausola sulle opere del defunto marito: non le importava chi pubblicasse Carver, se la Einaudi o la minimumfax, ma soltanto Riccardo Duranti avrebbe potuto tradurlo.

Il primo racconto di Carver tradotto da Duranti, L’Incarico, uscì su The New Yorker. Lo tradusse nel Maggio del 1987 e fu pubblicato in Italia su Arsenale nell’Ottobre dello stesso anno. Duranti trascina immediatamente il pubblico nell’universo carveriano e parla di questo racconto come profondamente diverso nei temi e nello stile rispetto alla produzione di Carver. E’ l’unico in cui l’ambientazione è diversa da quella americana, per esempio. L’azione si svolge in Russia e in Germania durante gli ultimi anni vita di Čechov, uno degli scrittori che più influenzarono l’opera di Carver. Fu in un ristorante di Mosca che Čechov ebbe un’emorragia dalla bocca, sintomo della tubercolosi che lo avrebbe ucciso. Il racconto descrive questa scena e gli ultimi anni di vita dello scrittore fino alla fine. La scena della morte di Čechov, sapientemente narrata da Carver, fu bizzarra e toccante allo stesso tempo. Il racconto è pregno delle atmosfere quasi surreali, in cui nulla sembra avere senso, tipiche dell’opera carveriana. Il medico ordina lo champagne e un cameriere molto goffo si presenta alla porta. Moglie e medico brindano alla morte dello scrittore. Čechov muore, il medico se ne va e la moglie richiama il cameriere, intimandolo a ordinare i servizi funebri e mostrando un senso pratico quasi fuori luogo per la situazione. A quel punto, il goffo cameriere raccoglie il tappo dello champagne, simbolo e testimone della morte dell’autore. Per Duranti, Carver si identifica con il cameriere, che raccoglie il tappo e l’eredità narrativa dell’autore russo. Il cameriere diventerà uno scrittore, nonostante il suo aspetto da un ragazzo inarticolato, quasi tonto. Un po’ come, probabilmente, doveva sentirsi Carver nei confronti dei suoi grandi predecessori.

Attraverso L’Incarico, Carver narra inconsciamente la propria morte, che avviene per un tumore ai polmoni annunciato da un’intensa emorragia dalla bocca. Carver muore nell’Agosto del 1988. Viveva con Tess Gallagher da undici anni, ma si erano sposati a Las Vegas solo nel Giugno dell’anno della morte.

Riccardo Duranti era entrato in contatto con Tess Gallagher, compagna di Raymond, quando aveva deciso di includere le sue opere in un’antologia di poesia americana. I due avevano stretto un rapporto epistolare durato quattro o cinque anni e basato sulla discussione delle poesie di lei. Tess menzionava il compagno Ray senza mai rivelarne il cognome, perciò Duranti non aveva mai dedotto mai l’identità dell’illustre marito. Aveva letto un paio di racconti di Carver su fotocopia nel ’79, quando un’amica gli aveva parlato di “questo nuovo autore americano” e gli aveva consigliato di dare un’occhiata al suo lavoro.

Fu quanto a Duranti fu offerta una posizione come insegnante alla Columbia University di New York che il traduttore ebbe finalmente la possibilità di incontrare Tess, che lo invitò a Syracuse, dove viveva col compagno. Quando Duranti arrivò negli Stati Uniti, Tess lo informò che non poteva andare a prenderlo perché era in convalescenza da un’operazione. Gli disse dunque che sarebbe stato Ray ad andare al suo posto. Quando il traduttore obiettò di non sapere come riconoscerlo, la poetessa lo descrisse come “un grosso orsacchiotto impacciato”. Quando lo vide all’aeroporto, Duranti non fu neanche sfiorato dal pensiero di trovarsi di fronte a Carver, e Durante il viaggio in auto, descritto nel racconto del traduttore L’Incontro, la conversazione tra i due rimase su terreno neutrale. Carver era molto timido e silenzioso, e Duranti si sforzò molto per trovare nuovi argomenti. Parlarono della neve sulle strade cittadine e delle auto usate dagli abitanti di Syracuse, che guidavano le scassone durante l’inverno per via del sale e della neve sull’asfalto, mentre tenevano le auto buone in garage per sfoderarle durante l’estate.

Neanche quando giunsero a casa e Duranti incontrò Tess, gli fu chiaro chi Ray potesse essere: la donna lo accolse in modo completamente diverso rispetto al marito, mostrandosi estroversa e solare. Si misero a tavola e Duranti tirò fuori la bottiglia di vino italiano che aveva comprato per l’occasione, ma Carver rifiutò di bere. Quando Tess e Duranti cominciarono a parlare e Carver apprese di essere a cena con un traduttore italiano, si alzò, tornò in cucina con un libro tra le mani e domandò a Duranti un parere sulla qualità della traduzione. Gli porse la prima edizione di Cattedrale, edita da Mondadori in hardback.

Quando Duranti lesse il nome sulla copertina, si rese finalmente conto di essere a cena con Raymond Carver. Andò nel pallone, e mentre Tess e Raymond si strafogavano di cioccolatini alla fine della cena, Duranti era troppo scioccato per mangiare.

Durante la notte passata sul futon nella biblioteca della coppia, lesse i tre libri di racconti pubblicati da Carver. Li lesse tutti d’un fiato, in attesa della mattina dopo.

Siamo solo all’inizio della giornata dedicata alla letteratura americana, e Duranti ha già parlato della fine della vita di Carver, fornendoci interessanti aneddoti sulla sua personalità. E’ a questo punto che decidiamo di fare un passo indietro. Veronica Galletta, docente presso la Scuola Carver, traccia il percorso dello scrittore nella sua America attraverso i luoghi in cui si è formato e ha vissuto. Per tutta la vita, Carver fu capace di adattarsi a nuovi luoghi e nuove case, di osservare molto e conoscere diversi aspetti di un paese sconfinato come gli Stati Uniti. Fu proprio il racconto, come disse lo stesso Carver, la forma letteraria che rappresentasse al meglio il suo stile di vita instabile. “Durante questi feroci anni di paternità, di solito non avevo il tempo, o l’animo, di pensare di lavorare a qualcosa di molto lungo. Le circostanze della mia vita […] non me lo permettevano. Le circostanze della mia vita con questi bambini imponevano qualcos’altro. Dicevano che se volevo scrivere qualcosa, e portarla a termine, e se volevo essere soddisfatto per un lavoro ultimato, dovevo dedicarmi ai racconti o alle poesie. Cose brevi: avrei potuto sedermi e, con un po’ di fortuna, scrivere rapidamente e farcela.” (da Voi Non Sapete Cos’è L’Amore). 

Non è dunque un caso che Carver scriva racconti: storie brevi, in cui si narra solo quel poco di indispensabile, ovvero tutto ciò che c’è da dire. Si chiamano short stories, dunque brevi come i periodi in cui è rimasto nelle sue diverse dimore in giro per gli Stati Uniti, che spaccati di vita che scorrono via veloci pagina dopo pagina come i fiumi, spesso presenti come topos geografico nell’opera carveriana. In Carver Country, una raccolta di testi inediti illustrata dalle fotografie di Bob Adelman, si pongono le coordinate geografiche per approfondire e, forse, comprendere la vita e la poetica dello scrittore. Carver si spostò a lungo, tra Oregon, California, Iowa, fece il “visiting lecturer” in giro per le università americane ed ebbe l’opportunità di conoscere grandi personalità del mondo editoriale del tempo. Tra gli scrittori preferiti di Carver c’erano Cechov, Flaubert, Cheever, Hemingway, Svevo, Faulkner. Leggere Hemingway implicava per lui disintossicarsi da Faulkner e viceversa. Carver fece anche parte di un piccolo gruppetto di scrittori “sfigati”, per usare un termine di Duranti, che non trovavano editori e che passavano tutti gli incontri a bere. In Iowa, Carver conobbe Bukowski, che era stato invitato a insegnare come scrittore ospite. Carver criticò molto l’atteggiamento di superiorità dello scrittore, e scrisse una poesia come affettuosa vendetta in cui Bukowski affermava di non vedere poeti o scrittori tra i suoi studenti, ma solo dattilografi.

Tutti questi autori contribuirono a rendere Carver lo scrittore che conosciamo oggi, così come lo scrittore e insegnante di scrittura creativa John Gardner, morto giovanissimo in un incidente in motocicletta e a cui Carver dedicò Cattedrale. Gardner svolse una vera e propria funzione di mentore per Carver, tanto che fu il primo a dargli le chiavi del suo ufficio per andare a scrivere in un luogo tranquillo, lontano dalla sua confusionaria famiglia. Carver conobbe Cheever, con cui bevve tutto il tempo, aggiunge Duranti, e che rappresentò per lui e per molti un maestro nella composizione del grande racconto americano.

Carver ebbe un rapporto controverso con la famiglia. Il suo primo matrimonio, che ebbe giovanissimo con una ragazza di nome Marilyn, fu molto difficile, e Carver fu costretto ad affrontare gravi problemi di alcolismo. Negli anni ’70 ricevette un contratto come ricercatore in Texas e nel ‘79 conobbe la seconda moglie, Tess Gallagher, che fu un punto di riferimento per la sua lotta contro l’alcolismo. Gli fu vicina fino all’ultimo istante, fino all’emorragia polmonare presagio di una morte imminente e al momento in cui fu incisa sulla tomba dello scrittore la sua bellissima poesia Ultimo Frammento:

E hai ottenuto quello che

volevi da questa vita, nonostante tutto?

Sì.

E cos’è che volevi?

Potermi dire amato, sentirmi

amato sulla terra.

Carver insegnò a Syracuse, dove Duranti lo conobbe, sì trasferì a Port Angeles, nello Stato di Washington, dove comprò una barca, si appassionò alla pesca e scrisse nella sua casa sul mare. Nel corso dei suoi viaggi accumulò una conoscenza e un’esperienza che non lo resero mai uno scrittore tipico dell’Ovest o dell’Est: Carver conobbe l’America nella sua sterminata varietà e complessità, sia dal punto di vista geografico che sociale.

Durante la conversazione con Duranti, il nome di Gordon Lish spunta prepotentemente come aspetto fondamentale della lettura dei testi carveriani. Il famosissimo editor lasciò tutto il carteggio originale dei racconti di Carver, privi dell’editing e delle modifiche, in una biblioteca dell’Indiana, luogo di pellegrinaggio di studiosi di letteratura e grandi scrittori anche nostrani. Gordon Lish ebbe una grande influenza sull’opera carveriana, cosa che forse Duranti non apprezza in toto: riferendosi al lavoro di Lish, usa termini come “massacrare”, “tagliare e tagliare”.

Lish fu un famosissimo mediatore e editor di scrittori, più famoso per questo lavoro che per il suo effettivo talento come scrittore. Fu lui a decidere che Carver sarebbe stato la punta di diamante nella corrente minimalista, tendenza che, aggiunge Duranti, fu proprio lui a lanciare. Carver imparò molto dai tagli di Lish, che influenzarono il suo stile nelle opere più tarde. Secondo Duranti parla di una “disumanizzazione” dei racconti, di un “asciugamento estremo”, di un’aridità sabbiosa e di una meccanizzazione della narrazione.

Quando il traduttore viene interpellato su come la sua professione di traduttore abbia reagito alle diverse versioni dei racconti Carveriani, Duranti cita un bellissimo racconto tratto da America Oggi. Si chiama Con Tanta di Quell’Acqua a Due Passi da Casa. Nella versione di Carver, la moglie è una figura coraggiosa. Sospetta del marito e lo affronta senza indugio. Nella versione di Lish, invece, la donna si arrende al marito, lasciando che lui la possieda in modo prepotente. Lo invita addirittura a fare presto, prima che il figlio torni da scuola. Il personaggio della donna è completamente diverso.

Duranti affronta i problemi della traduzione anche quando il relatore e docente Valerio Nardoni analizza il racconto di Carver Mirino, meravigliosamente letto e interpretato da Aldo Galeazzi. Vediamo un uomo che al posto delle mani ha degli uncini, su cui si focalizza subito l’attenzione del lettore. L’oggetto è in primo piano e vi rimane sempre, spiega Nardoni. Alcuni impercettibili eppure giganteschi simboli sono ripetuti in un tentativo quasi subdolo di rendere il lettore consapevole di ciò che stia accadendo tra le righe.

Altro punto fondamentale del racconto sono gli sguardi che si lanciano i due personaggi. L’uomo con gli uncini vende la fotografia della casa dell’altro, da cui il protagonista del racconto e proprietario della casa lo stava scrutando attraverso la finestra. E’ un terribile gioco di confronto tra due vite passate in solitudine. I due si sfidano, si tirano colpi bassi mascherati da frasi di cortesia altrimenti innocue. Il protagonista invita l’uomo con gli uncini a bere il caffè per capire come possa reggere la tazzina senza mani; il fotografo esce dal bagno e, senza aver ricevuto dall’altro alcuna informazione diretta, dice di vivere da solo anche lui. Il protagonista non fa considerazioni sulla propria vita, non si lancia in disperati monologhi interiori. Al massimo accenna che ciò che sta accadendo “fa riflettere”, senza aggiungere altro. La parola riflettere entra nel campo semantico del senso della vista, ma anche del tema del doppio. I due personaggi sono uno lo specchio dell’altro. Duranti sostiene che i detrattori di Carver ne parlino come un autore di racconti in cui “non succede niente”, ed è proprio in storie come Mirino che si riconosce l’enorme potere dello scrittore americano: i conflitti nascono là dove le cose semplici si sfilacciano. Tiziano Scarpa disse che il ruolo dello scrittore è quello di “mostrare la vita così com’è”. La vita è irrisolta, non ha senso, e lo stesso accade nei racconti di Carver. In Il Mestiere di Scrivere, Carver consiglia ai suoi studenti di scrittura di non dimenticare di includere “un po’ di minaccia” nelle loro storie, un po’ di tensione, disagio, ostilità che annunci un avvenimento imminente, non necessariamente positivo. Nel corso dell’analisi del racconto, Duranti si sofferma su alcuni termini da lui stesso impiegati nel tentativo di rendere al meglio il linguaggio carveriano. Ai traduttori, dice, viene sempre chiesto di fare una traduzione molto fedele. Un esempio interessante del lavoro di Duranti sulla traduzione di Mirino è il termine “l’è dura”, con il toscanismo che implica una parlata colloquiale (in altre edizioni l’espressione è stata normalizzata in “è dura”). Scegliere questi piccoli dettagli è difficile, richiede tempo e la responsabilità di fornire ai lettori il modo migliore attraverso cui godere della produzione carveriana. Il traduttore, afferma, deve essere fedele allo spirito in cui un pezzo è stato scritto, ma anche alla sintassi e al vocabolario della lingua d’arrivo. Carver ha influenzato moltissimi scrittori italiani, si dice, ma forse è proprio Riccardo Duranti, colui che ha “filtrato” la scrittura di Carver in italiano, ad aver influenzato in parte molti grandi autori nostrani.

Alla fine della discussione, Duranti invita tutti i presenti a fare un esercizio proposto da Carver in Il Mestiere di Scrivere. Suggerisce un incipit: Stava passando l’aspirapolvere quando squillò il telefono. Agli autori, il compito di sviluppare un racconto di massimo 2500 battute. L’incipit è carico di aspettativa, di minaccia: perché avrà suonato il telefono? Chi ci sarà dall’altra parte?

La discussione termina con una merenda a tema americano e poi con una lettura di poesie di Carver a cura dell’attore e scrittore Aldo Galeazzi.

Un ciclo di giornate dedicate allo studio della letteratura americana non poteva che iniziare con Raymond Carver. Nella speranza di continuare ad approfondire i grandi maestri del racconto e del romanzo statunitense, salutiamo il traduttore Riccardo Duranti con la consapevolezza di conoscere un po’ meglio l’autore americano che dà il nome alla nostra scuola.

di Rachele Salvini

2017-08-05T13:10:39+00:00 agosto 4th, 2017|0 Commenti

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